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Kittyhawk, la piattaforma Ibm che mette in discussione il cluster computing

Nel passato le server farm delle grandi Internet companies, Google per esempio, facevano largo uso di sistemi Unix. Oggi utilizzano per lo più centinaia di migliaia di server Intel, si stima che il patrimonio elaborativo dei data center Google ammonti a circa 500 mila server, che girano con versioni personalizzate di Linux integrati in architetture di tipo cluster. Un modello di potenza distribuita all’ennesima potenza che sfrutta componenti a basso costo secondo i precetti del commodity computing. Ma è questa la soluzione per trarre il massimo di efficienza e ridurre i costi associati a una così complessa infrastruttura, non ultimi i costi energetici derivanti da una proliferazione di Cpu? Ibm è convinta che vi sia un’alternativa possibile che porta ancora una volta al centro della discussione lo scontro tra una centralizzazione o distribuzione delle risorse.
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